Breve storia dei pensieri economici, dall’idea di potere, al benessere, alla schiavitù odierna (Parte 3 di 3)

Nella terza ed ultima parte vediamo come l’ideologia liberista si è appropriata dell’Occidente utilizzando soprattutto la propaganda e una agenda fitta di appuntamenti con la storia. Prima di giungere al capitolo che tutti stiamo vivendo, fatto di precarietà e bassi salari, l’Europa e in particolar modo l’Italia, hanno vissuto un momento di prosperità. L’origine del benessere è originaria di idee del tutto contro corrente rispetto a quelle dominanti oggi.

All’opposto dell’ideologia liberista: Karl Marx e l’idea del comunismo

Questo signore invece è il famosissimo Karl Marx. Fu un filosofo di economia tedesco che molti credono russo, perché ne ha ispirato il modello socialista diventato comunismo in Russia.

Marx riprende da Adam Smith l’osservazione secondo cui il mezzo di creazione di valore sta nel lavoro stesso, quindi è il lavoratore. Egli considera l’economia come la principale sovrastruttura che influenza sia la politica che la cultura e tutte le attività della società umana.

Secondo Marx è in atto una continua lotta di classe in costante mutamento: liberi-schiavi; patrizi-plebei; oppressori-oppressi. All’epoca di Marx vige una società in cui il lavoratore vive in condizioni di assoluta precarietà, mancanza di diritti ed in condizioni di insalubrità, oltre che con salari bassi che lo mantengono costantemente in povertà.

Ciò di cui si accorge è l’assoluta mancanza di consapevolezza di questo nelle masse operaie dell’epoca.

L’assoluta innovazione dunque proposta da Marx è che le classi più povere e più sfruttate potranno ribaltare i piani sociali una volta che prenderanno coscienza della loro forza e daranno vita ad una rivoluzione di classe.

Un’idea assolutamente fuori da qualsiasi canone della sua epoca. Marx auspica il superamento della divisone in classi e caste. Questo è ciò che vede nel comunismo.

Secondo lui la via principale per ristabilire l’uguaglianza e conservarla è la creazione di un partito dei lavoratori che ne sappia conquistare e difendere i diritti.

John Maynard Keynes: PER LA PIENA OCCUPAZIONE, potere Allo Stato!

Ma la grande innovazione arriva con Keynes, che non a caso viene considerato il padre della macro economia.

Keynes, è tra i primi a uscire dalla logica neoclassica di derivazione agricola e dello sfruttamento della manodopera. Capisce per primo che il lavoratore deve essere pagato meglio affinché possa diventare anche il consumatore. Ma questa non sarà l’unica vera innovazione di Keynes.

I suoi studi diedero vita ad una scuola economica in netta contrapposizione alla teoria economica neoclassica.

Secondo Keynes è necessario che lo stato intervenga nell’economia per mantenere il livello di piena occupazione e di conseguenza l’ideale domanda aggregata, ovvero la costante capacità di assorbimento di beni e servizi prodotti dal sistema capitalista. Questo principio si esprime con il termine di economia mista.

Negli anni 30 dimostra cosa significhi contrapporsi frontalmente alla scuola austriaca e al pensiero liberista. Le teorie di Keynes trovano infatti la massima applicazione nel primo dopo guerra. È lui infatti l’ispiratore del new deal di Roosvelt per la ricostruzione dell’economia americana dopo il crollo del ‘29.

A lui si ispireranno anche gli alti dirigenti italiani che daranno vita al miracolo del boom economico italiano.

Keynes crede che un corretto rapporto tra le economie debba reggersi sulla fluttuazione naturale dei cambi e non su cambi fissi tra valute (vedi il fallimento dell’argentina e il crollo economico dei piigs in Europa) o con l’oro.

Il motivo è che se le valute sono agganciate a monete più forti, gli investimenti in quelle economie dipendono dallo Stato proprietario della valuta dominante, ma se questo non fa investimenti, creerà povertà e disuguaglianze nelle economie subalterne, perché non è altro che una diversa forma di mercantilismo (vedi appunto il rapporto fra Germania ed eurozona).

Keynes crede che il ruolo di regolatore delle disuguaglianze e di investitore nel futuro spetti allo Stato.

Esempi pratici di applicazione del keynesismo in Italia

Esempi di keynesismo applicato in Italia li abbiamo avuti durante la ricostruzione post bellica e negli anni del boom economico italiano.

Nella prima fase abbiamo avuto Beneduce e Menichella, artefici della costruzione del grande patrimonio delle partecipazioni statali, che salvarono numerose imprese italiane e tutto il sistema bancario nazionale.

Furono autori anche e della separazione bancaria attraverso cui le imprese e le famiglie italiane daranno il via alla grande impresa manifatturiera e ai consumi che produrranno il boom degli anni 50 e 60, risultato pratico dell’economia mista.

Con Beneduce e Menichella abbiamo la creazione dell’IRI.

Enrico Mattei, disubbidendo agli ordini del governo, invece di smantellare l’ENI, la trasforma in una delle principali compagnie petrolifere del mondo. Con l’ENI, l’Italia può avere tutta l’energia che le occorre per diventare la quinta economia del pianeta, stabilendo rapporti paritetici con gli esportatori di petrolio che escono dalla condizione di schiavitù che subivano dalle 7 sorelle.

In questo periodo si sviluppa il modello Olivetti che, oltre ad esse esempio di creatività e avanguardia nella ricerca e nello sviluppo del primo computer, diventa anche un modello di socialismo applicato alla fabbrica con la riduzione dell’orario di lavoro e l’introduzione di benefit per i lavoratori.

Nel sistema a economia mista dove Stato e impresa si incontrano nasce il modello italiano, che porterà il nostro Paese a ricoprire il ruolo di quarta manifattura  e quinta industria del mondo superando persino l’Inghilterra nel famoso, appunto, sorpasso.

L’ideologia liberista verso i giorni nostri: MILTON FRIEDMAN e la scuola di Chicago

 

Con Milton Friedman la scuola austriaca, sbarcata in America, fa un nuovo balzo “evolutivo” fino a ribaltare la prospettiva segnata da Keynes durante la realizzazione del New Deal di Roosvelt e ritorna il dominio dei mercati sull’economia. Fonda la Scuola di Chicago: una vera e propria banda di gangster che ucciderà il socialismo prima in Sud America, a cominciare dal Cile di Allende e poi nel resto dell’occidente inclusa l’Europa.

La Scuola di Chicago fa proseliti nelle Università attraverso le quali si imporrà come nuovo paradigma economico, dettando le nuove regole che saranno a sfondo liberista. Friedman porta le idee di Adam Smith alle estreme conseguenze, rinnegando però ciò che Smith sosteneva a salvaguardia dell’interesse di tutti, ovvero che lo Stato dovrebbe imporre rigide regole ai capitalisti e che dovesse vigilare affinché le stesse fossero applicate. Per Friedman questo non vale.

Infatti secondo lui lo Stato è solamente un ostacolo alla libera impresa e come tale andrebbe rimosso e così anche la sua partecipazione nelle società di capitali.

 

Secondo Friedman i mercati sono in grado di controllarsi: si auto-generano, auto-regolano, auto-stabilizzano e auto-legittimano, quindi lo Stato deve avere un ruolo marginale lasciando il compito di regolatore al settore finanziario che saprà premiare il merito dei cittadini e i settori più meritevoli.

I primi politici occidentali ad applicare le sue teorie saranno: Ronald Reagan negli USA e Margaret Thatcher in Gran Bretagna. Ma ciò che ci preme verificare è come sono andate le cose in Italia.

Gli effetti del liberismo in Italia: divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia

La deregolamentazione dello stato sociale non trova immediata applicazione in Italia e nel sud Europa come avviene nella cultura anglosassone, forse perché sono presenti dei governi socialisti capaci di creare occupazione e perché i sindacati fanno ancora il loro lavoro; oltre al fatto che alcuni esempi di industria illuminata negli anni 60, avevano creato un forte ostacolo anche ideologico e una consapevolezza delle masse, compresi i lavoratori.

Le rivolte studentesche del 68 comuni a Francia, Italia e altri Paesi europei, sono la prima lancia scagliata contro lo Stato da parte di un’ideologia che lo vede  come un nemico e chiede generiche facilitazioni sia nelle Università che nel lavoro.

Con l’abolizione della separazione bancaria avvenuta nei primi anni 90, le industrie trovano più profittevole investire sui mercati invece che nelle produzioni e nell’innovazione industriale.

Assistiamo ad un progressivo calo della loro produttività perché ormai i profitti vengono dalla finanza. 

Questi eventi spostano l’interesse economico da un obiettivo sociale verso un obiettivo finanziario.

Questo però gioca a sfavore dei lavoratori perché essendo ora più importante la finanza rispetto la produzione, il loro ruolo diventa marginale.

Le politiche liberiste, che in Sud America erano state imposte con la forza, mentre nel mondo anglosassone entrano in vigore con la politica, in Europa vengono introdotte dopo aver spianato la strada con l’ideologia. È l’ideologia che dipinge tutti i politici come ladri e tutti gli investimenti pubblici come sprechi.

Come abbiamo visto dal 1960 al 1981 in piena prima Repubblica il rapporto debito/pil dell’Italia si è sempre mantenuto sotto al 60%, ovvero pienamente entro i parametri di Maastricht.

Dal 1982 al 1992 il rapporto debito/pil balza dal 58% al 120%, oltre il doppio in 10 anni.

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L’eliminazione di una classe politica scomoda e corrotta

Con gli anni Novanta arriva la stagione che spazzerà via la classe politica italiana e buona parte di quella dirigente. Con l’inchiesta denominata “Mani pulite” alle indagini, seguono i processi per il finanziamento illecito dei partiti italiani. Di fatto vengono rimossi i vertici di tutti i partiti fuorché due.

Gli unici che se la cavano sono il futuro PD (miracolosamente illeso e intoccato dalle indagini) e il futuro Fratelli d’Italia, unico partito risultato realmente estraneo al sistema di finanziamento illecito.

Il partito più importante, la DC, che aveva dominato la scena italiana per quarant’anni scompare nel giro di pochi mesi. Ma in realtà accade molto di più; viene tolta di mezzo la classe politica che difendeva le partecipazioni statali e che stava facendo resistenza all’ingresso dell’Italia nell’euro.

Già durante gli anni precedenti la satira aveva preso di mira i politici trasformandoli nell’unica vera causa di tutti i mali. Complice una campagna mediatica martellante, l’opinione pubblica è schierata in un unico blocco contro la casta dei politici tangentisti.

Tutti chiedono una nuova politica, improntata sull’etica piuttosto che sul mestiere. Si impongono movimenti populisti come la Lega che promette di riportare onestà e trasparenza in politica, unite alla deregolamentazione dei monopoli statali chiamata “deregulation”.

Le privatizzazioni

Sono anche gli anni delle privatizzazioni e dell’abbattimento delle tariffe di Stato ad esempio sui carburanti, nelle autostrade e sul traffico telefonico.

Di inasprimento dei ticket sanitari.

Dopo il divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro e; dopo l’abolizione della scala mobile avvenute nei primi anni 80, è la volta delle grandi privatizzazioni. Se ne incaricano nomi di spicco della politica italiana che oggi vengono ricordati come dei patrioti.

Tra loro: Ciampi, Andreatta, Draghi, Dini, Prodi, D’Alema, ecc. che promettono che condurranno l’Italia a primeggiare nell’Europa dell’euro, grazie all’abbattimento del debito pubblico; condizione ritenuta essenziale per poter essere competitivi con i grandi d’Europa e per tornare da protagonisti.

Per fare ciò si avvicenderanno in ruoli chiave per trent’anni banchieri e membri di gruppi finanziari che trasferiscono grosse fette di patrimonio pubblico, creato con il sacrificio e le tasse degli italiani, in mano ai gruppi finanziari da cui gli stessi liquidatori provengono, realizzando profitti irrisori allo Stato.

Il debito pubblico intento è aumentato ulteriormente.

La deregulation è arrivata anche da noi.

Italgel (valore 750 miliardi): Cirio-Bertolli-De Rica, GS Autogrill; prima spacchettata e poi venduta a Nestlè per 680 miliardi;

GS Autogrill a Benetton per 450 miliardi, da questi ceduta alla francese Carrefour per 4.500 miliardi (sì, non è un refuso; ben 10 volte di più);

Telecom;

Credito Italiano;

Imi;

Alfa Romeo (via Finmeccanica) alla FIAT per il 10% di quello che offriva Ford.

Banca Nazionale del Lavoro (BNL);

Banco di Napoli;

Finmeccanica e Fincantieri 

Autostrade sempre a Benetton;

Parziale privatizzazione di Enel ed Eni;

Banca d’Italia viene partecipata da banche straniere (Bnp Paribas, Allianz, Banco Bilbao, Crè dit Agricole, ecc.);

Poste italiane (quota minoritaria ai privati e agli stranieri).

In un articolo sul corriere, Tommaso Padova Schioppa (FMI, consigliere per la spoliazione della Grecia) ci confida testualmente:

“Nell’Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora.

Ma dev’essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità“

L’unico obiettivo è impoverire le masse per dargli una lezione di vita.

 

Arriva l’austerità

Di fronte all’esito positivo che gli studi sulla sostenibilità dei conti pubblici e sulla tenuta del sistema bacario nazionale avessero dato esiti positivi, parte una campagna mediatica a tappeto atta a sostenere il contrario. Strumentalizzando la crisi dello spread viene fatto dimettere Berlusconi e insediare Monti con l’unico scopo di applicare severe norme di austerità che invece di migliorare l’economia italiana, la sfasciano ulteriormente.

Ecco come avviene la “normalizzazione” in Italia; come la situazione viene gradualmente ma velocemente portata allo “stato naturale delle cose”. Come nel ‘600. Poco male; bentornata, durezza del vivere!

Benvenuto (tra l’altro) pareggio di bilancio in Costituzione!

Il ruolo della propaganda

Ma il ruolo della propaganda liberista non si esaurisce qui. Continua a lavorare da anni alla costruzione e alla viralizzazione del cosiddetto pensiero unico.

È la distrazione di massa fatta di diversivi, falsi problemi, false conquiste, falsi diritti e false evoluzioni della società. Ci hanno promesso che l’euro ci avrebbe protetto e arricchiti e che per questo bisognava morire per Maastricht, ci hanno raccontato che la transizione verde sarebbe stata fatta pagare ai ricchi e a chi inquina, ci hanno fatto credere che la priorità era costruire una società gender fluid, che con i bonus monopattino avrebbero creato posti di lavoro (in Italia), che gli aumenti in bolletta avrebbero contribuito alla decarbonizzazione, che per rispetto della donna si dovrebbe dire ministra o sindaca.

La propaganda si perpetua per anni con l’obiettivo di distogliere l’occhio dalla depredazione e dall’impoverimento, fino a quando non verrà proposta la soluzione a tutto.

Tipo il reddito universale di ottocentesca mentalità:Ciò che occorre fare è incastrare il topo dentro al tunnel a senso unico dell’ideologia. Una volta che si sarà accorto di non avere vie di fuga, accetterà l’unica prospettiva davanti a sé.

Ormai i trucco è vecchio e conosciuto, per quanto ancora efficace.

Basterà ripetere per infinite volte che ciò che è male è bene e quest’idea entrerà nella testa delle masse. Il resto lo farà la selezione anagrafica. Con l’andare degli anni la popolazione farà solo esperienza con la nuova realtà. Si instaura così una nuova normalità. Una normalità che come tale verrà difesa dagli schiavi stessi. Perché non conoscono altro che quella realtà. La difenderanno come qualsiasi specie difende le proprie sicurezze.

Colpa dell’istinto di sopravvivenza che ci piega all’accettazione di qualsiasi purga.

È così che si instaurano dall’alto le ideologie. Di seguito alcune pagine tratte dal libro ECONOMI/GRAM 21.

Costantino Rover 

Autore del libro, L’economia spiegata facile

E di ECONOMI/GRAM

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Fonti

https://it.wikipedia.org/wiki/Sorpasso_(economia)

https://youtu.be/kB5MDW0yOz8

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/11/08/la-corsa-alle-privatizzazioni-e-costata-allo-stato-40-miliardi24.html

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ecco-come-benetton-acquisirono-costo-zero-autostrade-ndash-era-1999-181339.htm

https://www.repubblica.it/economia/2011/09/29/news/lettera_bce_italia-22397484/

Quanto guadagnano in media i cittadini europei

https://www.repubblica.it/cronaca/2020/10/19/news/trasporti-271094193/

https://www.corriere.it/economia/11_luglio_13/bankitalia-decisioni-rapide_d5d51800-ad25-11e0-83b2-951b61194bdf.shtml

Mario Draghi: la crisi si combatte tagliando la spesa pubblica, non aumentando le tasse

Pensioni, dal 2023 aumenta l’età: quali saranno i nuovi requisiti

https://www.ilgiornale.it/news/politica/beppe-grillo-rilancia-ora-reddito-base-universale-1968487.html

https://economiaspiegatafacile.it/2020/06/04/romano-prodi/

https://economiaspiegatafacile.it/2020/04/02/mario-monti/

https://economiaspiegatafacile.it/2022/01/22/mario-draghi-i-traditori-dellitalia/

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