Economia politica e nuovo ordine multipolare

Chiunque abbia mai aperto un buon manuale di economia politica non può non aver notato come questa sia intrinsecamente legata alla scarsità delle risorse. L’economia politica è quella scienza umana che si occupa della produzione e della distribuzione della ricchezza, della formazione dei prezzi e, soprattutto in ambito neoclassico, della massimizzazione delle funzioni dell’utilità e del profitto. L’economia nasce come scienza atta a ottimizzare le risorse scarse. La scarsità è, dunque, il concetto chiave su cui poggia l’intera filosofia economica e che trova la sua giustificazione nella “legge dei rendimenti decrescenti” di Ricardo. 

Questa “legge economica” nasce nel contesto agricolo inglese dell’Ottocento, dove la terra era la risorsa economica per eccellenza. La sua scarsità faceva sì che i rendimenti scaturiti da unità aggiuntive di lavoro fossero meno che proporzionali. Di qui la necessità di acquistare grano estero a minori costi. Si tratta della teoria dei vantaggi comparati, per cui un paese tenderà a specializzarsi nella produzione del bene che costi meno in termini di altri beni prodotti da altri paesi. Tale approccio si impose su quello autarchico e fece dell’Inghilterra la potenza del mare. A farne le spese furono i proprietari terrieri, che a fronte delle spese di miglioramento della fertilità dei campi a minore rendita, videro diminuire i prezzi del grano a causa delle importazioni. Il processo di miglioramento dei terreni meno fertili prevedeva investimenti di capitale che venivano compensati dagli alti prezzi del grano. L’importazione del grano dall’estero fece cadere i prezzi del grano e, quindi, limitò lo sviluppo agricolo inglese, rendendo l’Inghilterra dipendente da Paesi terzi, i quali andarono a costituire il Commonwealth britannico.

David Ricardo sapeva bene che gli alti prezzi del grano avrebbero schiacciato i profitti dei capitalisti, e fortemente influenzato dalle teorie di Malthus, propose una “legge” economica, che, ammantata di rigore scientifico, potesse influenzare la commissione e, quindi, indurre le Camere ad optare per l’importazione di grano estero. L’aumento dei prezzi del grano comportava una diminuzione dei salari reali e, dunque, una caduta dei profitti, essendo il salario di pura sussistenza, cioè, dovendo i capitalisti garantire al lavoratore e alla sua famiglia la stessa quantità di grano ma a prezzi più alti. Partendo dagli assunti malthusiani, Ricardo dimostrò che per mantenere l’equilibrio sociale era necessario liberalizzare il commercio del grano. Ricardo aveva ben capito che, a fronte della crescita della popolazione e dei salari, l’unico modo per garantire l’accumulo di capitale era l’internazionalizzazione dell’economia, processo che, oggi, ha assunto la forma della globalizzazione. Una volta, però, saturati anche i mercati degli altri, il saggio di profitto sarebbe stato positivo solo se la produttività del lavoro fosse stata superiore al salario. Questo spiega perché dopo la delocalizzazione nei Paesi con basso costo del lavoro, si sia assistito a politiche deflazioniste, volte a ridurre l’occupazione e i salari. 

L’economia politica (da tempo ormai chiamata più spesso Economica) poggia sul pessimismo malthusiano. Tutti i suoi strumenti analitici sono intimamente condizionati da Ricardo e, quindi, dalle teorie malthusiane, ragion per cui questi modelli non possono più aiutarci a capire il mondo di oggi e, soprattutto, non sono adeguati a farci comprendere il nuovo ordine multipolare emergente e le politiche economiche necessarie a gestirlo. Anche le teorie keynesiane, per quanto siano state innovative, restano sempre ancorate alla Weltanschauung neoclassica. È per questo motivo che Hicks è riuscito a illudere molti per molto tempo con la sua sintesi neoclassica del modello keynesiano, mostrandolo come un caso particolare del pensiero liberista.  

L’approccio epistemologico della scuola neoclassica è un approccio meccanicistico, riduzionista, che vede la società come una somma di individui volti, ognuno, – chi in un modo (consumatori), chi in un altro (imprese) – a massimizzare il proprio algoritmo. Tutta l’economia ruota intorno al concetto di ottimizzazione vincolata: dato il salario, il consumatore cercherà di massimizzare l’utilità (piacere) derivante dal maggior numero di beni acquistabili, mentre l’impresa, dati i costi (tra cui il salario), cercherà di massimizzare i profitti. I due processi di ottimizzazione vincolata vertono sul saggio di salario, da massimizzare per alcuni e minimizzare per altri. Davanti a questa contraddizione, qualcuno è ricorso al mito della mano invisibile, che conduce tutti al nirvana e al migliore dei mondi possibili. In realtà, però, il salario costituisce il cuore dello scontro. 

Già Ricardo ricordava che qualora il salario avesse eguagliato la produttività, i profitti sarebbero caduti. Di qui la necessità del commercio internazionale e, una volta saturati tutti i mercati, della globalizzazione e di un governo unico mondiale guidato dalla potenza egemone. Ma il progresso dei mezzi di comunicazione, spinto dalle dinamiche del turbocapitalismo, ha reso il globo una grande rete neuronale, dove l’informazione corre alla velocità dei bit. Questo ha fatto sì che il sistema mondo fosse ancora più complesso, al punto da far saltare l’impianto capitalistico incentrato sulla sua visione meccanicistica. Di qui la necessità di un grande reset, nella speranza di decomplessificare il sistema mondo e renderlo controllabile al fine di garantire il processo (infinito) di accumulo di capitale e minimizzare le perdite. Stando alla legge della varietà necessaria di Ashby, il sistema planetario, composto da quasi circa otto miliardi di individui, si può controllare solo riducendone l’ampiezza (depopolamento), le relazioni sociali (distanziamento) e trasformando ogni persona in un consumatore tipo, attraverso un imponente apparato tecnologico che sfocia nel metaverso, «una rete espansiva di mondi e simulazioni 3D persistenti», e che i fratelli Wachowski hanno chiamato The Matrix. Non a caso, nell’11a edizione del Global Risks Report (2016) – a p. 39 e ss. – Schwab proponeva il (Dis)Empowerment dei cittadini, cioè, il (de)potenziamento frutto dell’incontro-scontro tra lo sviluppo della tecnologia dell’informazione e della comunicazione, e la contestuale alienazione dai rapporti tradizionali.

Il termine “cittadino (de)potenziato” descrive la dinamica che sta emergendo dall’interazione di due tendenze: una che dà e l’altra che toglie il potere. Gli individui si sentono potenziati dai cambiamenti tecnologici che rendono più facile per loro raccogliere informazioni, comunicare e organizzarsi. Allo stesso tempo, gli individui, i gruppi della società civile, i movimenti sociali e le comunità locali si sentono sempre più esclusi da una partecipazione significativa ai tradizionali processi di decision making e impotenti in termini di capacità di influenzare ed essere ascoltati dalle istituzioni e dai centri di potere.

In Shaping the Fourth Industrial Revolution (2018), Schwab, insieme al CEO di Microsoft Satya Nadella, parla esplicitamente di «alterare l’essere umano» attraverso il «potere prometeico della biotecnologia», dell’impiego della terapia mitocondriale sostitutiva, oltre a elogiare le neurotecnologie, che permettono di «influenzare meglio la coscienza e il pensiero», «estrarre informazioni [dal cervello umano], espandere i nostri sensi, alterare i comportamenti e interagire con il mondo». Tutto al solo fine di mantenere la stabilità sociale e garantire il successo del business, come già insegnava Malthus. Secondo il pastore anglicano, infatti, mantenere una bassa crescita demografica era il modo migliore per scongiurare carestie e, dunque, qualsiasi disordine sociale che potesse intaccare il diritto di godimento dei beni da parte delle classi aristocratiche. Ricardo, sapendo che dalla crescita economica sarebbe derivata anche una crescita dei salari e delle tensioni sociali, trovò una soluzione nel commercio internazionale e nel livellamento dei salari. Ma il mondo non è abbastanza e alla fine, nel suo insieme, potrebbe essere soggetto alle medesime leggi dei rendimenti decrescenti e siccome non si possono estendere i commerci su Marte, l’unica strada che possa garantire la sopravvivenza del turbocapitalismo è un ritorno alle teorie e alle pratiche malthusiane, attraverso una svolta totalitaria delle democrazie liberali, che mostrano così il loro volto di democrazie totalitarie. Questa ovvia verità è stata candidamente sdoganata nel libro “Il futuro di Homo Sapiens” di Giuliano Di Bernardo, il quale auspica un sistema mondiale guidato dall’Uno-dio per salvare proprio il capitalismo. Così scrive il Nostro:

I governanti cinesi hanno dimostrato che l’ideologia capitalistica della crescita economica può attecchire anche in un paese la cui forma di governo è dittatoriale. La conseguenza di ciò è che il trinomio <liberalismo-capitalismo-democrazia> viene infranto e la democrazia non appare più come l’unica forma di governo che lo sorregge. Il capitalismo è così svincolato dal trinomio e assurge a strumento che può essere usato in ogni forma di governo. Ciò significa che, anche se nel futuro il liberalismo e la democrazia cessassero di esistere, il capitalismo potrebbe sopravvivere loro. Si tratta di vedere, a quel punto, se il capitalismo sarà funzionale alla società globale. (p.15)

Da quanto esposto, emerge chiaramente l’esigenza di ripensare l’economia politica a livello epistemologico e geopolitico, cioè, alla luce della teoria della complessità e del nuovo ordine multipolare che si pone sempre più come alternativa al sistema unipolare a stelle e strisce, in cui sono nate e si sono sviluppate le maggiori teorie economiche. Vino nuovo in otri nuovi. 

Fonte: https://www.ideeazione.com/economia-politica-e-nuovo-ordine-multipolare/ 

Armando Savini è un economista, saggista, cultore di esegesi biblica e mistica ebraica. Dopo la laurea in Scienze Politiche e un master in HR Management, si è occupato di scienza della complessità e delle sue applicazioni all’economia. Già cultore della materia in Politica economica presso la cattedra del Prof. Giovanni Somogyi alla Facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza, è stato docente a contratto di storia economica, economia, HR management e metodi di ricerca per il business. Ha curato l’edizione di Heartland, il Cuore pulsante dell’Eurasia (2022), con la traduzione di alcuni articoli di H. J. Mackinder. Tra le sue ultime pubblicazioni: Sovranità, debito e moneta. Dal quantum Financial System al Nuoro Ordine Multipolare (2022, 3ª ed.); Miti, storie e leggende. I misteri della Genesi dal caos a Babele (Diarkos 2020); Le due sindoni (Chirico, 2019); Il Messia nascosto. Profezie bibliche alla luce della tradizione ebraica e cristiana (Cantagalli-Chirico, 2019); Maria di Nazaret dalla Genesi a Fatima (Fontana di Siloe, 2017); Risurrezione. Un viaggio tra fede e scienza (Paoline, 2016); Dall’impresa-macchina all’impresa-persona. Ripensare l’azienda nell’era della complessità (Mondadori, 2009).

SOVRANITÀ DEBITO E MONETA. 

Dal Quantum Financial System al Nuovo Ordine Multipolare

Henry Ford diceva che se il popolo comprendesse il funzionamento del sistema bancario e monetario, scoppierebbe una rivoluzione entro il mattino successivo. Capire cosa sia la moneta è fondamentale per ritrovare la strada della libertà e della democrazia. L’obiettivo principale di questo libro è quello di aiutare il lettore a capire come le élite finanziarie governano il mondo, influenzando le scelte di politica economica, ma anche di esporre in modo chiaro ed esaustivo tutti quei cambiamenti che si stanno verificando in questi ultimi tempi. Comprendere oggi la vera natura della moneta, il corretto funzionamento dell’economia, della politica monetaria e fiscale è più che mai fondamentale per decifrare gli eventi economico-finanziari che condizionano la nostra vita e il nostro futuro. Questa terza edizione contiene quattro nuovi capitoli su: Great Reset, supremazia quantistica e criptovalute, Quantum Financial System e Nuovo Ordine Multipolare, l’emergenza dei BRICS come sistema alternativo al globalismo liberista. È stato, inoltre, aggiornato e ampliato il capitolo sul Global Currency Reset alla luce dei nuovi avvenimenti e delle dichiarazioni dei leader internazionali. Che cosa succederà con l’implementazione del nuovo sistema finanziario? Chi emetterà moneta e come cambierà l’economia? Gli Stati europei si riapproprieranno della loro sovranità monetaria? Usciremo dalla più grande e lunga crisi economica degli ultimi cento anni?  Quali ragioni economiche e politiche muovono il Great Reset? Il capitalismo globalista è forse giunto al collasso? Che importanza rivestono oggi i computer quantistici per l’economia e la finanza? Cosa sono il Global Currency Reset e il Quantum Financial System? Che ne sarà del predominio delle banche centrali? Che cosa è la supremazia quantistica? Ci sarà continuità o rottura con gli strumenti del vecchio sistema monetario? La piena occupazione sarà di nuovo possibile? Quali nuovi assetti geopolitici attendono l’umanità al crepuscolo dell’unipolarismo liberal-globalista? Che cosa è il Nuovo Ordine Multipolare e come cambierà la nostra vita? 

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